rassegna stampa

Rassegna Stampa – LeFragole
 

“LeFragole propongono un cantautorato giocoso e poppeggiante, tra Belle & Sebastian e i Beatles, più ludici.” (Il Mucchio Selvaggio)

“L’atmosfera è tipica, e pesca in quella leggerezza, sperimentazione e apertura al mondo e agli stili che ha contraddistinto negli anni le più belle pagine della musica bolognese, da Carboni e Dalla, dai Lunapop a poi Cremonini, non disdegnando l’impegno dei Guccini e dei Claudio Lolli.” (Il Resto del Carlino)
“Suoni e parole vintage che assorbono la lezione di Lucio Dalla, di Umberto Balsamo e la verve dadaista di Rino Gaetano” (Indie-Eye)

“Energia frizzante, raffinatezze melodiche e testi originali. La loro è musica senza confini nel nome della più totale libertà espressività.” (Free Art & News)

“LeFragole sono una realtà da seguire, scrutare, analizzare senza mai prendere troppo sul serio la nostra introspezione psicanalitica” (Musical News)

 

 
Rassegna Stampa – Album “maremosso”
 
 
“Un disco pop che guarda un po’ al primo Battisti, e a una forma canzone ispirata da Gaber. LeFragole è un duo che vedrei benissimo a Sanremo.” (MusicalNews.com)
“Un disco in cui LeFragole esprimono il loro stile pop rock e la loro vena teatrale. Canzoni che sarebbe bello ascoltare alla radio, perché hanno personalità e raccontano storie concrete.” (Sherwood.it)
“Un lavoro notevole, privo di banalità, dove ognuno può rivederci i grandi cantautori italiani e quelli più alternativi, fino ad arrivare a un buon folk nostrano.” (Nellanotizia.net)
“La particolarità di questa band è quella di usare le note e le parole come se fossero un vero e proprio spettacolo teatrale. Si percepisce l’imprinting che la band vuole dare al disco: il testo viene prima di tutto, il messaggio deve essere chiaro e ben comprensibile e, attorno a questo, viene costruita un’ambientazione musicale influenzata dal sound degli anni ’60 e ’70.” (Rock Rebel Magazine)
“Se a un primo ascolto le 19 canzoni al suo interno ti catturano per il loro ritmo e la loro musicalità, successivamente ci si accorge che non è soltanto l’orecchio a godere di questo flusso di note; scavando dalla superficie troviamo l’intensità delle parole, forti non tanto per il vigore, quanto per la raffinatezza.” (Oubliette Magazine)